I luoghi dei miei sogni


Se chiedi a mia madre qual è la cosa che più mi piace fare in assoluto, lei ti dirà “dormire”. Se hai tempo ti racconterà che al mattino non mi alzavo prima delle 11 e che ho scelto la scuola da frequentare in base all’orario in cui alzarmi (il più tardi possibile).

Dormire mi piace, perché sogno. Sogno spesso, sogno sogni ricorrenti, sogno continuazioni di sogno, sogno situazioni simili alla mia vita, sogno situazioni irreali (com’è giusto che sia un sogno!), sogno che fotografo, sogno paesaggi meravigliosi. E poi sogno situazioni sgradevoli, ansiose.

Se mi chiedi come sto, io penso a me in 2 dimensioni, a come sto nella mia vita reale e a come sto nella mia vita dei sogni. Mi capita di avere una vita reale molto felice e non sognare. O una vita normale e sognare circostanze ansiose.
Non do peso ai sogni e al loro significato. Lascio che le sensazioni che mi hanno lasciato, mi accompagnino durante la giornata. Il sogno fa parte a tutti gli effetti della mia vita. Non credo faccia accadere o predica avvenimenti anche se molte volte, ha fatto coincidere qualche evento che ho accettato come fosse la normalità, come una concatenazione di cose (avvenute anche nel sogno) e non una profezia.

C’è però una cosa che mi tormenta, ossia i luoghi dei miei sogni. Quando sogno situazioni familiari mi trovo sempre di essere nella casa in cui sono cresciuta o nella casa di mia nonna. Ed io, che vivo lontana da questi luoghi da 10 anni, mi chiedo Perché non sogno mai di essere nella mia casa attuale? Perché non sogno queste stanze che mi piacciono tanto? È perché 10 anni sono pochi o perché nelle altre 2 case il mio inconscio si è intriso dei luoghi? O è una questione affettiva? Quando sognerò questi luoghi? Aspetto e spero sempre di farlo.


C’è un’altra cosa che mia madre ti racconterebbe, legato al mio amare dormire. Quando da piccola mi faceva fare il sonnellino del pomeriggio, io dormivo e quando mi svegliavo non chiamavo nessuno. Restavo lì sveglia e zitta che pensavo a chissà cosa.
Ho sempre amato il letto, dormire e riflettere. Ho sempre sentito questo stare come una meditazione, su me, sul mondo, sulla vita. Stavo in silenzio, sveglia, a letto.
Ultimamente leggendo Diario Russo di John Steinbeck ho scoperto che anche il fotografo Robert Capa aveva l’abitudine, una volta sveglio, di restare catatonico a letto. Leggendolo ho sorriso e mi son sentita connessa a quello stato sospeso.

Questo è quello che vedevo dal letto del primo appartamento in cui sono andata a vivere. La foto l’ho scattata qualche giorno prima di lasciare l’appartamento. Volevo ricordare. – © Lara Von Trier